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La Nostra Storia
Un fatto ignorato da molti è che, quasi nello stesso luogo ove sorge la nostra chiesa parrocchiale, esisteva, fin dai tempi più antichi, un ospedale con annessa una chiesa dedicata a S. Biagio, assurta anche al titolo di abbazia. Essa aveva l'ingresso in corrispondenza del lato nord dell'attuale Via T. Tasso e, davanti, un grande piazzale alberato.
L'ospedale, ubicato dietro la chiesa «ai piedi del rivo Maltempo» e con l'ingresso in corrispondenza dell'attuale Via lori, era uno dei più importanti, tra i molti ricoveri esistenti a quei tempi, ed è ricordato, nei documenti antichi, come «l'ospedale della Polcevera».
Il primo documento ufficiale che riguarda queste opere è un atto di dedica, nei rogiti del Notaro Guglielmo Cassinense, in cui si afferma che il 19 maggio 1178, Opizzo Leccavella, patrizio genovese nativo di Rivarolo, fece innalzare un «pio edificio dedicato alla preghiera ed alla cura dei sofferenti», un ospedale cioè, in suffragio dell'anima del fratello Ottavio, uomo di governo, barbaramente ucciso da sicari nella sua casa nel piano di S. Agata, in Bisagno.
L'edificio, di dimensioni non molto grandi, aveva la caratteristica forma degli ospedali del tempo: un grande porticato all'ingresso e, quindi, diversi locali dove venivano ricoverati gratuitamente gli ammalati ed i bisognosi in genere.
In esso prestavano servizio religiosi pii e caritatevoli, che offrivano il loro aiuto ai poveri ed ai viandanti bisognosi di cure ed assistenza, che erano molto numerosi, per l'importanza che aveva la strada che passava in corrispondenza dell'attuale Via lori e che fungeva da collegamento tra la Via Postumia e la Via Aurelia.
Questi religiosi appartenevano a diversi ordini: erano Frati Umiliati e Certosini e suore che provenivano dai vari monasteri genovesi.
Un altro documento interessante, ancora nei rogiti del Notaro Cassinense e riportato nel Registro Arcivescovile n° 110, è l'atto di fondazione della chiesa, in cui si afferma che, il 19 novembre 1186, lo stesso Opizzo Leccavella fece dono all'Arcivescovo di Genova Ugo Della Volta ed alla Chiesa Metropolitana, di un suo terreno, sito accanto all'ospedale, perché vi fosse costruita una chiesa per il servizio religioso del medesimo; l'opera fu, in seguito, portata a termine in breve tempo.
In essa celebrava le funzioni un sacerdote che aveva il titolo di Rettore, dirigeva l'ospedale ed era nominato dall'Arcivescovo su segnalazione dei patroni: egli viveva in una casa attigua all'ospedale e confinante con una «villa» che era data in affitto a coloni, che provvedevano a coltivarla.
Ai bisogni materiali delle opere provvidero, con cospicue donazioni, i discendenti della famiglia Leccavella, come attestato da vari documenti del Banco di S. Giorgio.
Tra questi benefattori è da ricordare Sor Leone Leccavella il quale, nel 1421 istituì un legato del reddito di L. 100, presso il Banco di S. Giorgio, per la riparazione dei letti dell'ospedale e, nel 1428, assegnò il reddito di una sua proprietà per le spese ordinarie dell'istituto.
Nei rogiti del Notaro Andrea De Caro è più volte nominato l'ospedale di S. Biagio:-
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Chiesa ed ospedale furono soggetti, fin dall'inizio, all'Ospedale S. Maria di Betlem di Pavia, che si occupava di quasi tutti gli ospedali genovesi. All'atto di dedica dell'ospedale, infatti, oltre ai reverendi Opizzone e Martino, Arcipreti di Rivarolo e Sampierdarena, uniche parrocchie del tempo, era presente un rappresentante dell'ospedale di Pavia, per ricevere ufficialmente l'incarico dell'amministrazione della nuova opera.
Con una bolla del 28 giugno 1471, Papa Sisto IV, comprese l'ospedale con l'annessa chiesa di S. Biagio, tra quelli da aggregarsi al nuovo ospedale di Pammatone, ma, al contrario degli altri, questo, grazie alla sua importanza, poté sopravvivere e continuare la sua missione di pietà sino al XVIII
secolo.
Notevole fu l'apporto fornito dal personale dell'ospedale ed il suo contributo durante le pestilenze che colpirono nella zona con una certa periodicità. Si ricordano, particolarmente, quelle degli anni 1276, 1385, 1397, 1405, 1421 e quella del 1493, che fu la più spaventosa avendo provocato la morte dei 4/5 della popolazione.
Nel 1582, Mons. Bosio, in visita apostolica, prescrisse che nell'ospedale vi fossero sempre due letti preparati per ricevere i poveri; riguardo alla chiesa ordinò che si provvedesse l'altar maggiore di un nuovo palio e che gli altari laterali fossero demoliti.Nel 1655 la chiesa di S. Biagio ebbe il titolo di abbazia e il suo primo abate fu Marcello Durazzo.
Nei primi anni dell' '800, anche in conseguenza del decadimento dell'ospedale che aveva ormai esaurito la sua funzione di ricovero, la chiesa perdette la sua importanza, tanto che, nel 1843, l'abbazia fu destinata a villa signorile con la chiesa trasformata in cantina, mentre l'ospedale venne chiuso.
Questa abbazia, finita così tristemente dopo molti secoli, fu l'antesignana della nostra chiesa parrocchiale sorta nello stesso luogo, circa un secolo dopo la sua scomparsa, quasi a volerne continuare la missione.